Io, i tacchi e la sclerosi multipla

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Io, i tacchi e la sclerosi multipla

Io, i tacchi e la Sclerosi Multipla.

Ogni donna ha sempre un buon motivo per indossare un bellissimo paio di tacchi: una maggiore  sicurezza, l’empowerment  femminile, l’appeal esercitato sugli uomini, i centimetri guadagnati, l’equilibro che ci impone il saperli indossare, il piacersi unito al piacere che non guasta mai. Amo  ognuno di questi buoni motivi ma ciò che maggiormente mi spinge ad indossare i tacchi come un rito quotidiano è una motivazione diversa.

Quando quasi quattro anni fa nacque la mia bellissima Andrea Luna ero la donna più felice del mondo. Ero riuscita a realizzare per ben due volte il grande Sogno di diventare madre e di dare una splendida sorellina al mio piccolo Giuseppe. La felicità durò poco più di un mese, la gioia di tenere la mia piccola principessa fra le braccia fu subito coperta da un ritorno violentissimo ed inaspettato della malattia. In pochi giorni dovetti smettere di allattarla, di prenderla in braccio e … di camminare. I momenti più belli che seguono la nascita di un figlio, il contatto materno, il calore dell’allattamento e le prime passeggiate all’aria aperta  vennero bruscamente interrotte da una brutta ricaduta. Era estate e potevo stare accanto a mia figlia solo a letto, la terapia fortissima a cui fui sottoposta mi debilitò tantissimo. Era estate ed il mare lo guardavo solo dal terrazzo di casa, il mio ometto aveva solo quattro anni quando si trovò improvvisamente a vedere la propria mamma passare dai tacchi alle stampelle. Era estate ed io quell’estate a mio figlio feci una promessa che agli occhi degli altri sembrava impossibile da mantenere.

Come ogni mattina, dopo aver trascorso una notte insonne a causa del cortisone, aspettavo il risveglio di mio figlio già seduta al tavolo della colazione che avevo provveduto a preparare per lui. Dopo la colazione, ogni giorno, apparecchiavamo sullo stesso tavolo il nostro “laboratorio creativo”, quella mattina eravamo fabbricanti di  dinosauri con la Play-do. Ridevamo di gusto e Giuseppe non dava peso alle stampelle che erano appoggiate di lato alla sedia. Era lì, era con me e noi giocavamo e ridevamo insieme. Quella mattina lo accompagnai a stento al portone di casa, mentre stava per andare al mare con suo nonno, mi diede un grosso bacio e si apprestò a scendere le scale, fece i primi due gradini poi si voltò e mi disse: Mamma, tu per me sei la migliore Mamma del mondo.

Lo guardai trattenendo le lacrime a stento, mio figlio mi aveva fatto il regalo più bello del mondo in un momento in cui molti mi facevano sentire un peso. Mentre lo guardavo scendere  le scale saltellando decisi di fargli una promessa, avrei fatto di tutto per continuare a correre assieme a lui, avrei fatto i salti mortali per poter prendere nuovamente in braccio la mia piccola Andrea Luna, mi sarei impegnata a lottare contro questa malattia ed avrei preso a calci quelle stampelle dall’alto dei miei tacchi.

Indosso quotidianamente i tacchi per mantenere quella promessa silenziosa fatta a mio figlio in uno dei giorni più significativi della mia vita. Indosso ogni giorno i tacchi per ricordare a me stessa di quanto sia stata forte a combattere una malattia che non si dimentica mai di me.

Attenzione, non indosso i tacchi per nascondere la sclerosi multipla ma per vincerla.

Non nascondo la mia paura ma la affronto con coraggio ogni giorno ed anche se il mio neurologo si interroga spesso sul dove trovi la forza per apparire così in  forma nonostante tutto, io continuo a percorrere la mia strada, mantenendo la più bella delle promesse,  sui tacchi che nonostante tutto,  mi fanno sentire più forte e sempre più vicina ai miei Sogni per il futuro.

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